Mercoledì 5 novembre 2014
presso la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia (Sala Natali – Via IV Novembre 149, Roma) si è tenuta la tavola rotonda promossa dalla Fondazione Magna Carta intitolata “Medio Oriente instabile: la sfida dell’Europa”.

 

 

Buongiorno a tutti i partecipanti e un ringraziamento particolare alla Fondazione Magna Carta nella persona del suo presidente per avermi dato la possibilità di trattare un argomento che sembra essere considerato tabù da parte dei media nazionali. Credo che centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi in fuga dal loro paese meritino una attenzione senz’altro maggiore da parte dell’informazione.

Ho seguito fin dall’inizio la vicenda siriana che mi ha appassionato davvero tanto e dopo tante missioni nei campi profughi, dove ho conosciuto realtà che francamente non immaginavo neppure ho deciso di dare vita insieme a 9 amici con cui ho condiviso questa esperienza, a questa associazione.

Credetemi quando affermo che per una persona come me, cresciuta con valori quali il rispetto della persona umana, la consapevolezza della follia delle guerre, le immagini dell’olocausto viste e riviste fin dall’adolescenza la visita ai campi profughi sia stata una esperienza che mi ha cambiato profondamente.

Per quanto la televisione ci abbia in un certo senso assuefatto a qualsiasi immagine dalla guerra del golfo in poi, posso assicurare che vedere famiglie vivere in quelle condizioni a 3 ore di aereo da casa nostra mi ha fatto davvero male. A parte le condizioni di vita in un campo che forse ognuno di voi può immaginare mi ha fatto male percepire chiaramente la delusione del popolo siriano ferito nel profondo dalla indifferenza dimostrata dal mondo occidentale nei loro confronti. Indifferenza che consideravo e continuo a considerare ripugnante.

All’inizio non riuscivo a capire come potesse succedere tutto questo e mi chiedevo quali interessi e quali potenze potessero influire le sorti di questi giovani che, inizialmente, chiedevano riforme liberali in maniera assolutamente pacifica in perfetta sintonia con le abitudini e il carattere stesso del popolo siriano.

Non riuscivo a capire il silenzio calato su questa rivolta pacifica e non mi capacitavo neppure sul fatto che un capo di stato potesse comportarsi in modo così cruento verso il suo popolo potendo contare di fatto sull’ appoggio da parte di nazioni potenti e il cui parere è vincolante in istituzioni quali l’Onu.

Prima di intraprendere una missione in zona di guerra credo che ogni volontario debba cercare di capire bene gli scenari che si troverà di fronte ed è proprio per questa mia convinzione che ho cercato di ricavare il maggior numero di notizie sulla questione siriana anche se non è stato facile. In questa ricerca di notizie mi è stata molto utile la rete e la possibilità di consultare articoli di quotidiani stranieri on line.

Non mi è stato difficile scoprire che la propensione a rispondere con una violenza inaudita nei confronti di cittadini che manifestano non era una novità per il Presidente Assad, ma, anzi era una propensione ereditata dal padre (10.000 – 40.000 morti ad Ama nel 1982). Così come dal padre ha ereditato i rapporti con il vicino Iran.
Sin dall’inizio della guerra civile scoppiata in conseguenza del tentativo dell’esercito governativo di sedare i moti di piazza con la forza è parso evidente la posizione Iraniana, anzi l’appoggio di quest’ultima al regime di Assad.

La contrarietà dell’Iran alla sostituzione di Assad ha motivazioni religiose ma anche politiche visto che il leader iraniano ha affermato in tempi recenti di considerare la Siria come “la 35° regione iraniana” e che se “l’iran perdesse la Siria non sarebbe in grado di mantenere Teheran”. Khamenei, peraltro, ha sempre incoraggiato il fronte della resistenza governativa.

E’ evidente che sin dall’inizio la teocrazia fondata da Khomeini si sia intromessa nella guerra civile siriana rendendola un terreno di scontro del più ampio conflitto tra sciiti e sunniti senza che questo scontro di fatto fosse alla base della primavera siriana. Assad Jr è stato tenuto al potere dagli Ayatollah di Teheran e anche dai vecchi rapporti con la Russia che ha in Siria il suo unico porto sul mare mediterraneo. Come già asserito la caduta di Assad, appartenente alla setta sciita degli alawiti significherebbe un isolamento inaccettabile per gli Ayatollah iraniani.

Risulta chiaro a qualsiasi osservatore di questa guerra civile che Assad da solo, a capo di una nazione stremata e impoverita dal conflitto non potrebbe continuare a resistere senza aiuti esterni sia economici che militari. Non è difficile scoprire che per la repressione Assad abbia fatto e faccia tuttora affidamento sugli SHABIBA , le milizie alawite supportate da Hezbollah e dalla guardia rivoluzionaria Iraniana.

Voci, solo voci, che credo essere degne di considerazione stimano che il governo iraniano stia sostenendo il regime siriano con prestiti di 500 milioni di $ al mese per cui risulta evidente l’interesse di Teheran al fatto che Assad rimanga al potere come vincitore del conflitto in essere evidentemente nella speranza che questi soldi vengono restituiti o di potere partecipare alla ricostruzione del paese.

Abbiamo parlato e abbiamo visto come nazioni quali la Russia, la Cina e l’Iran si siano posti di fronte alla tragedia siriana e voglio dire con molta chiarezza che questo loro atteggiamento mi indigna nel profondo ma non mi stupisce affatto. La considerazione dei diritti umani da parte dei governi degli stati sopracitati è nota da troppo tempo per provocarmi meraviglia.
Mi ha stupido e mi ha sdegnato l’atteggiamento dell’amministrazione USA che dopo avere parlato di una linea rossa invalicabile rappresentata dall’uso delle armi chimiche da parte del regime è poi rimasta inerme quando questa linea rossa è stata bellamente superata.

Continua a stupirmi e ad indignarmi l’atteggiamento dell’Europa che con la propria legislazione costringe i profughi siriani a rischiare la vita per raggiungere nazioni che hanno promesso loro condizioni di vita accettabili e la concessione dell’asilo politico. Non posso accettare che le stesse persone per migliaia di chilometri siano considerate clandestine e fuorilegge e solo una volta raggiunta la destinazione finale vengano riconosciuti in fuga da una guerra e aventi diritto di asilo politico. Allo stesso modo non posso accettare il fatto che per aiutare queste persone non siano stati aperti corridoi umanitari.

Ho visto di persona come i profughi siriani dalla Sicilia si mettano in viaggio verso il nord Europa, ho cercato collaborazione con un comune siciliano per potere operare con lo scopo di offrire ai profughi un aiuto che considero dovuto e mi sono trovato di fronte ad un atteggiamento di indifferenza a cui mi è impossibile rassegnarmi

Sono convinto, e in questa convinzione so di non essere solo che l’atteggiamento fino a qui dimostrato nei confronti della situazione siriana e dei profughi in fuga sia da rivedere profondamente e voglio invitare chi ha la possibilità di farlo di attivarsi da subito.

E’ senz’altro tardi ma, come disse qualcuno, non è mai troppo tardi.

Enrico Vandini

 

 

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