Sono trascorsi dieci anni da quando il popolo siriano scese in piazza per chiedere libertà, democrazia e trasparenza nell’amministrazione del loro paese e, come tutti sappiamo, quelle manifestazioni pacifiche sono state soffocate nel sangue scatenando l’inizio di una guerra civile che dura da tanto, troppo tempo. 

 Morte, distruzione, e fuga dal paese sono la quotidianità di tanti siriani; a questo si aggiunge la scarsa attenzione alla tutela e all’accoglienza di molti paesi europei che spesso hanno costruito muri per impedire di richiedere l’asilo politico loro dovuto in base al diritto internazionale.

In questi dieci anni la nostra associazione ha fatto tutto il possibile per essere a fianco del popolo siriano: abbiamo raccolto e spedito beni di prima necessità, realizzato e sostenuto progetti in territorio siriano, in Turchia e in Italia cercando di aiutare in maniera concreta chi si trovava in difficoltà ma anche andando nelle scuole e presso altre istituzioni per portare la nostra testimonianza su quello che stava accadendo vista la scarsa e vergognosa informazione che i media hanno riservato a questo dramma. Dramma che qualcuno più importante di noi ha definito “la più grande catastrofe umanitaria dopo la seconda guerra mondiale”.

 Quando abbiamo deciso di aiutare il popolo siriano e anche tutti coloro che sono in fuga da guerre, carestie e persecuzioni non avremmo mai potuto immaginare che la situazione nel 2021 sarebbe stata ancora così drammatica e di dover assistere a questa tragica indifferenza nei confronti dei diritti umani. Si continuano a costruire barriere, ad ideare leggi folli solo per non accogliere persone in fuga dai loro paesi a causa di guerre che abbiamo provocato, finanziato e che comunque non ci siamo impegnati a fermare in nessuna maniera.

Ci rendiamo conto che una piccola associazione come la nostra poco possa fare di fronte ad un dramma così grande ma siamo consapevoli di non avere mai mollato e di quello che abbiamo fatto siamo particolarmente fieri.

Dieci anni sono passati e l’attenzione sul dramma siriano continua a calare ma i problemi dei tanti profughi, delle vedove e degli orfani di questa tragedia non sono certo risolti: sia per chi è rimasto nel proprio paese sia per chi vive confinato da anni in campi profughi creati con lo scopo tristemente chiaro di non farli arrivare in Europa e neppure per chi in Europa ci è arrivato ma che spesso è considerato come un peso da sostenere e visto con sospetto per le sue origini. Non è nostra intenzione abbassare il livello di attenzione anche se la pandemia ci sta impedendo di recarci in missione da tanto e ci ha costretto ad annullare eventi di sensibilizzazione e di raccolta fondi.

 Uno degli eventi che lo scorso anno è stato annullato è il Festival della Pace organizzato dal comune di Brescia che però sarà inaugurato il prossimo 12 Novembre e al quale parteciperemo con la Mostra fotografica Caesar che documenta le torture subite dai prigionieri del regime di Assad molti dei quali hanno trovato la morte nelle carceri siriane.

Si tratta di foto particolarmente drammatiche che sono state esposte al palazzo dell’Onu, alla Commissione Affari Esteri del Congresso degli Usa, al Museo dell’Olocausto di Washington e nelle principali città europee.

Abbiamo deciso di esporre le foto nell’ambito del Festival della Pace proprio ora, dopo dieci anni da quando tutto è iniziato con la speranza che il mondo non dimentichi quanto è accaduto visto che da alcune parti si sta cercando di riabilitare la figura di Assad nonostante la recente sentenza del Tribunale di Coblenza in Germania che ha di fatto riconosciuto il governo siriano colpevole di crimini contro l’umanità condannando un membro della polizia segreta del regime alla detenzione.

 Dall’inizio di questa rivoluzione abbiamo cercato di onorarne le vittime nell’unico modo che ci era possibile: prendendoci cura dei loro orfani e delle loro vedove ma anche facendo tutto quanto era possibile affinché non fossero morti invano.

Con umiltà crediamo di averlo fatto al meglio delle nostre possibilità e grazie a chi sarà al nostro fianco continueremo a farlo.

Vi aspettiamo a Brescia, grazie.