Di Domenico Letizia 17 febbraio 2021

Si è recentemente svolto un importante evento on-line, organizzato dall’associazione umanitaria bolognese “We Are”, che è ritornata a porre l’attenzione sull’attualità della Siria e sulle origini di questa catastrofe umanitaria, di cui l’organizzazione di volontariato si occupa da anni. Un’occasione per ascoltare relatori di grande spessore che conoscono bene la situazione e che tante volte hanno visitato e monitorato le condizioni sociali e umanitarie dei campi profughi al confine con la Turchia. Ai lavori on-line hanno partecipato Amedeo Ricucci, giornalista della Rai, Giulio Terzi, ambasciatore e già ministro degli Esteri, i volontari e gli attivisti di “We Are” Enrico Vandini, Lorella Morandi e Gabriella Tonoli. Amedeo Ricucci ha subito ricordato che ciò che viviamo con l’attuale contesto geopolitico siriano è l’espressione di un’attività di una propaganda di regime che è riuscita ad avvelenare i pozzi delle informazioni, al punto da mettere in dubbio l’autenticità del lavoro di “Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura”, mostra fotografica è stata esposta dalle più importanti istituzioni internazionali, Onu compresa. Le foto del fotografo siriano si riferiscono in parte al periodo in cui le manifestazioni pacifiche del 2011 sfociavano in brutali arresti, torture ed esecuzioni indiscriminate di quanti si opponevano al regime.

Notizie che “We” Are raccoglie da anni. L’associazione di volontariato, peraltro, dedica speciale attenzione ai bambini e alla loro educazione. Per “We Are”, Enrico Vandini mantiene i rapporti con tutti gli enti istituzionali e coordina il lavoro dentro il nucleo operativo del Consiglio. Vandini ha relazionato sul lavoro dell’associazione ricordando che “We Are è nata nel mese di settembre 2013 per la volontà di dieci amici che hanno deciso di fare qualcosa di concreto a favore delle persone che si trovano in stato di necessità con un occhio di riguardo verso il dramma del popolo siriano. Alcuni dei fondatori, me compreso, erano già scesi più volte in Siria a portare aiuti alle persone costrette a vivere all’interno di campi profughi e quei viaggi ci hanno in qualche modo cambiato la vita e ci hanno fatto capire che per aiutare in maniera seria e continuativa era necessario dare vita ad una associazione riconosciuta legalmente. I nostri progetti iniziali sono stati di raccolta indumenti, farmaci, generi alimentari, giocattoli e scarpe che abbiamo spedito tramite container in Siria”.

E poi: “Quanto spedito è stato raccolto grazie alla generosità di tanti amici e sostenitori dal cuore grande e tramite collette farmaceutiche e alimentari organizzate grazie a volontari dal cuore grande. Quello che sta accadendo in Siria e ad Aleppo è vergognoso per tutti coloro che hanno a cuore la giustizia, i diritti umani e la vita umana stessa. Si sta dimostrando che il business è più importante di questi valori, tant’è che non si esita a fare affari d’oro con stati che tali diritti li calpestano quotidianamente e questo sembra essere accettato da tutti dimenticando che ci sono stati che fanno affari con Isis e costruiscono anche muri e barriere per impedire alle persone di fuggire da questa carneficina”.

Successivamente è intervenuta Lorella Morandi, con Gabriella Tonioli, che hanno ricordato i progetti di ieri, di oggi e di domani introdotti dell’organizzazione: “Quando abbiamo inaugurato a Kilis il centro psicologico per i bambini, avevamo fatto una specie di open-day aprendo le porte non solo alle nostre famiglie ma a tutti i siriani presenti a Kilis che necessitavano di un aiuto. Ricordo che, guardandomi intorno, mi sentivo impotente. Prese la parola un ragazzo in carrozzina, senza entrambe le gambe, un viso molto bello e, nonostante tutto, sorridente, con una voce calma, senza una traccia di rabbia che ci chiese di parlare di quello che stavano vivendo, di raccontare alla gente quello che accade. Ecco perché sono importanti serate di approfondimento come quella che abbiamo sviluppato. E perché è importante che gli amici di “We Are” continuino a seguirci e a supportarci”.

In conclusione, particolarmente importante è stato l’intervento dell’ambasciatore Giulio Terzi, già ministro degli Esteri che, ricordando la cultura ricca, civile e aperta dello stato iraniano, ha ribadito come il Paese sia diventato uno Stato paria con un concreto sostegno al finanziamento del terrore in Siria: “Il regime teocratico e fascista appare più impegnato nell’abuso dei diritti umani e nell’esportazione del terrore, mentre 80 milioni di iraniani allo stremo, oltre la metà dei quali hanno meno di 30 anni, lottano per sfamare le loro famiglie in un contesto di interruzioni di corrente, carenze idriche e prezzi dei prodotti alimentari che sono aumentati di oltre il 60 per cento e un bilancio delle vittime del Coronavirus fuori da ogni controllo. Oggi, ottanta milioni di esseri umani, un terzo dei quali bambini, fuggono dalla discriminazione etnica, dalla guerra, dalla tortura, dalla minaccia di morte per fame che incombe sulle regioni dalle quali proviene l’ottanta per cento dei profughi. Una manciata di Paesi produce i due terzi di quell’umanità in fuga: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar. Quello che stiamo vivendo in Siria è una tragedia umanitaria, che calpesta tutta la giurisprudenza internazionale e le convenzioni internazionali, per la protezione dei diritti dell’uomo”.