di Domenico Letiziahttp://www.opinione.it/esteri/2016/02/16/letizia_esteri-16-02.aspx

16 febbraio 2016 ESTERI
La Siria è al centro del dibattito politico internazionale. Dati recentissimi riportano percentuali da brivido: l’11.5% della popolazione è stata uccisa o è ferita a causa del conflitto. I dati diffusi dal Syrian Centre for Policy Research parlano di 470mila morti e l’aspettativa di vita è passata da 70 a 55 anni. Vi sono alcune Organizzazioni non Governative che tentano di porre l’attenzione sul conflitto siriano e sulla conseguente catastrofe umanitaria. La Ong “We Are” ha recentemente pubblicato un libro, intitolato “We Are Syria” composto da una serie di immagini raccolte durante le missioni umanitarie della Ong. Il prezioso volume si avvale della prefazione dell’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e della postfazione dello scrittore Shady Hamadi. Intervistiamo Enrico Vandini, presidente di “We Are”, sull’attuale situazione in Siria, su ciò che sta accadendo in Medio Oriente e sui silenzi del mondo occidentale.

Che lavoro svolge l’organizzazione “We Are” all’interno del contesto siriano?

L’associazione We Are fin dalla data della sua costituzione ha cercato di raccogliere beni di prima necessità quali viveri, latte in polvere, farmaci, abiti, giocattoli, coperte e materiale didattico da spedire ai siriani confinati nei campi profughi e nelle cittadine siriane sotto assedio che si trovano nelle vicinanze del confine con la Turchia. Abbiamo poi realizzato nella primavera 2014 una sala parto ben attrezzata per permettere alle donne siriane di partorire in un ambiente sicuro, accogliente e sterile oltre che pronto ad affrontare situazioni di emergenza; abbiamo dotato la struttura di una incubatrice che, per fortuna, è stata utilizzata soltanto una o due volte. Con il tempo abbiamo ampliato la sala parto che ad oggi funge anche da ambulatorio ostetrico, ginecologico e pediatrico. Tutto il personale che vi opera è siriano e abbiamo fatto questa scelta per garantire loro un salario mensile che li aiuti a sopravvivere. Abbiamo poi fatto progetti per l’acquisto di generatori di corrente e di ossigeno di cui aveva necessità l’ospedale della città che è stato fortemente danneggiato dai bombardamenti russi il giorno di Natale 2015.

Alcune organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani hanno dichiarato che 70mila dei 470mila morti sono dovuti a mancanza di cibo, medicine, servizi medici, acqua potabile, mentre la restante è vittima degli scontri a fuoco e dei bombardamenti. Quale è la situazione che avete riscontrato?

Se vivessimo in un mondo normale questi dati avrebbero riempito le piazze e le sedi delle ambasciate di manifestanti indignati. La situazione, purtroppo, è proprio questa. Mentre tutto il mondo sembra preoccuparsi solo dell’ondata dei profughi, a cui l’Europa riserva un trattamento barbaro a dir poco, in Siria si continua a morire sotto i bombardamenti delle nazioni scese in campo per sostenere Assad per scopi tutt’altro che nobili, mascherandosi dietro l’ipocrita scusa di combattere Isis. Per quanto riguarda la fame dovuta al fatto che alcune cittadine siano state assediate dal regime spero che prima o poi gli organismi internazionali trovino il coraggio di condannare i responsabili di queste atrocità inaudite.

Gli Stati Uniti accusano la Russia di aver inasprito il conflitto in Siria con il suo sostegno alle forze governative, mentre è in corso il tentativo internazionale di trovare una soluzione alla crisi. Quale “consiglio” potete lanciare alla comunità internazionale occidentale?

Non sono solo gli Stati Uniti a lanciare questa accusa, anzi, a dire il vero, gli stessi sono stati assai tardivi in questa denuncia. Basta avere un contatto aperto con chi vive in Siria per avere le prove di quanto la Russia ha fatto in questi mesi. Complice del silenzio dell’Unione Europea e dell’Onu ha aiutato Assad a riprendere i territori che aveva perduto bombardando in maniera criminali su mercati, ospedali e civili inermi. Solo ora che questo sterminio è sotto gli occhi di coloro che lo vogliono vedere qualche grande stato sembra svegliarsi di colpo e tutto ciò è avvilente e offensivo per tutti coloro che nel frattempo sono morti in questa coltre di indifferenza.

Alcuni giudici di Parigi hanno aperto una indagine contro il regime di Bashar al Assad per crimini contro l’umanità commessi tra il 2011 e il 2013. Oggi, a che “gioco” sta giocando Assad e che ruolo ha nel conflitto?

Ringrazio personalmente i giudici parigini per avere avuto il coraggio di compiere questo atto che considero dovuto. Potrebbe passare alla storia come l’unica denuncia ufficiale contro un mostro che ha ucciso, torturato, costretto all’esilio, una gran parte del suo popolo. Mi meraviglio solo del fatto che incriminazioni di questo genere non siano state mosse da organizzazioni di carattere internazionale. Assad è il primo responsabile di quello che molti hanno definito un genocidio e ad oggi lui incarna il colpevole di tutto ciò agli occhi del popolo siriano. Proprio per questo trovo ridicolo che le trattative di pace parlino di un ruolo di Assad per il futuro della Siria. Posso assicurare che i siriani, a mio parere più che giustamente, non lo accetteranno mai; così come non accetteranno mai diktat da parte russa e iraniana che sono senz’altro complici di questa carneficina.

“We Are” è tra le sostenitrici ufficiali della campagna “MovingRights4Iran” che, insieme a numerosi Ong come Nessuno tocchi Caino, il Partito Radicale, il Comitato italiano Helsinki per i diritti umani e la Lega Italiana per i diritti dell’uomo, hanno lanciato un “appello di conoscenza” al pubblico sulla incresciosa situazione dei diritti umani e la pena capitale in Iran, in occasione dell’arrivo del presidente iraniano Rouhani in Italia. Come mai tale sostegno e che ruolo ha l’Iran nell’inasprimento del conflitto in Siria?

Anche su questo la realtà è sotto gli occhi di tutti e solo chi non vuole, per altri interessi evidentemente, può non vederla. Iran e Russia hanno sostenuto Assad militarmente fin dall’inizio per ragioni geopolitiche e strategiche e anche di dominio territoriale e religioso. Il presidente Iraniano ha più volte dichiarato pubblicamente di considerare la Siria come “una provincia iraniana” e che “se fosse caduta Damasco cadrebbe anche Teheran”. Per questo e per il costante disprezzo che l’Iran dimostra nei confronti dei diritti umani nel proprio territorio abbiamo aderito con convinzione alla campagna. Abbiamo poi assistito con sdegno al trattamento riservato in Italia al presidente Iraniano a cui nessuna delle nostre istituzioni, almeno di questo non si è avuta notizia, ha rimproverato tale atteggiamento. Si possono capire gli interessi economici ma, mi consideri pure un assurdo sognatore, credo sinceramente che i diritti umani dovrebbero avere la precedenza su qualsiasi accordo commerciale.

Il Partito Radicale, insieme alle Ong “Nessuno tocchi Caino” e “Non c’è Pace senza Giustizia” ha intrapreso una vertenza all’Onu sulla transizione verso lo Stato di Diritto attraverso la creazione di meccanismi giuridici e politici transnazionali rispettosi dei diritti universali e affinché emerga e si consolidi nella comunità internazionale un “diritto umano alla conoscenza”. Tale vertenza affonda le radici anche nel mondo mediorientale e in quello musulmano. Conosce tale campagna? Cosa pensa di essa e che consiglio si sente di dare?

Mi porta in un ambito che preferirei evitare ma non mi nascondo dietro un dito e le risponderò con la massima sincerità. I radicali sono gli unici a battersi per i valori fondamentali e per questo hanno sempre avuto il mio massimo rispetto e la mia stima. Una delle cose che fa più soffrire il popolo siriano dall’inizio della rivoluzione è proprio l’indifferenza alla loro causa da parte dei media italiani e non solo. Mai come durante questo conflitto i mezzi di informazione hanno preferito girarsi dall’altra parte, ignorando la notizia, non approfondendo ma semplicemente facendo un copia e incolla di alcune notizie messe in rete da agenzie di stampa. Pochi e meritevoli di tutto il mio personale rispetto sono stati i giornalisti che hanno cercato di approfondire la questione in modo serio e in prima persona. Spesso però i loro reportage sono stati trasmessi in orari davvero impossibili e questo atteggiamento ha creato una ignoranza inammissibile nei confronti del dramma siriano da parte dei colpevoli che non hanno svolto una seria informazione. Un plauso quindi all’iniziativa anche se la mancanza di conoscenza sul dramma siriano credo che non sia più recuperabile.

Recentemente avete pubblicato un libro, intitolato “We Are Syria” composto da una serie di immagini raccolte durante le missioni umanitarie della Ong “We Are” in Siria. Cosa si cerca di trasmettere con tale pubblicazione?

Tale pubblicazione ha lo scopo di far conoscere all’opinione pubblica come vivono i profughi siriani che stiamo sostenendo. Le fotografie contenute nel volume documentano le nostre missioni e spesso mettono in luce le condizioni inaccettabili in cui sono costretti a vivere queste persone. Molti scatti mettono poi in evidenza la grande dignità, l’educazione e il rispetto del popolo siriano verso il quale mi sento in grande colpa come cittadino italiano, europeo e come essere umano. Il ricavato dalla vendita di questo volume servirà a sostenere il personale del nostro ambulatorio ad Azaz che in questi giorni di bombardamenti non ha mai abbandonato la struttura per dare soccorso ai tanti feriti. Spero che qualcuno, nel tempo renda a queste persone l’onore che meritano.