A cura di Annarita Mautone
Fino a soltanto un anno fa, l’avvicinarsi del Natale coincideva con il solito ridondante pensiero “Devo iniziare a pensare ai regali di Natale”, cosa che si traduceva irrimediabilmente in una frenetica corsa al regalo più originale, possibilmente economico.

 Per la mamma e il babbo , il regalo fatto con il cuore; per fratelli e sorelle , perché si deve fare ; e poi c’è quell’amica che l’anno prima ti ha regalato una coppia di calzini natalizi , oppure la madrina di battesimo di tuo figlio , il collega di lavoro; e poi ci sono le visite di cortesia , e non puoi non presentarti con un pandoro o una bottiglia di spumante , presi di corsa al supermercato, se la visita è breve , o in pasticceria , artigianale, se la visita è più importante.
E alla fine ti ritrovi alla Vigilia di Natale a scartare ciò che tu hai ricevuto in cambio , che si traduce nell’ennesimo paio di calzini natalizi, un’agenda, un portamonete , una tazza , una sciarpa (quella non manca mai!) , una candela, e ti chiedi anche se non ti convenga conservare qualcosa per riciclarlo come regalo l’anno dopo perché , diciamocela tutta, chi non ha mai riciclato un regalo in vita sua? E dopo questa abbuffata di regali scambiati , ceduti, riciclati, te ne torni a casa ringraziando il Signore che anche quest’anno il Natale sia finito.
Nella stragrande maggioranza dei casi, il tuo regalo sarà dimenticato, poco apprezzato oppure non utilizzato , ti renderai conto di aver speso tanti soldi per soddisfare non un bisogno reale , bensì una tradizione che ormai non ci soddisfa neanche più! O almeno questo è il mio caso: fino all’anno scorso ero conforme a questa tradizione, mi impegnavo nella conquista del regalo perfetto, su misura per ogni persona, ma quando alla vigilia di Natale scattava l’ora X dell’apertura dei regali, provavo una grande tristezza e mi sentivo un pó povera dentro vedendo quello scambio di doni quasi dovuto.
Poi, succede qualcosa: succede che tuo fratello ti parli di una storia che, come tutti i grandi problemi del mondo , non è la tua storia, non ti appartiene, la vedi di sfuggita in televisione , ti indigni un pó e alla fine pensi “ma io cosa ci posso fare”. Succede che ti parli di un’associazione , fatta da poche persone , semplici, umili, niente di internazionale, una piccola cosa…che però ha preso a cuore una causa ignorata dalla stragrande maggioranza delle persone: la Siria. Non so spiegarlo, ma da allora qualcosa è cambiato e ho deciso di appoggiare, nel mio piccolo (piccolissimo) questa associazione .
L’idea per Natale: un salvadanaio da portare la sera della vigilia di Natale , in cui ogni membro della famiglia mette la propria donazione, rinunciando al regalo per sè ma guadagnando in cambio uno stato d’animo che , forse, è quello che ci si aspetterebbe di avere la notte di Natale. Sapere che quel piccolo gruzzoletto servirà ad appoggiare un progetto che aiuterà le mamme siriane a partorire in sicurezza , che permetterà ai bambini di frequentare una scuola….e tanti altri progetti che l’associazione , con grande sforzo e impegno , cerca di portare avanti.
Non possiamo di certo fermare la guerra, ma abbiamo nelle nostre mani un grande potere, nonchè una grande responsabilità: rendere meno pesante la vita di questa povera gente, alleggerire il fardello di queste famiglie, che nel giro di pochi anni, nella migliore delle ipotesi , sono sopravvissuti ai bombardamenti, si sono visti sradicare dalla propria terra, o peggio hanno visto  morire fratelli, sorelle, figli…
Perchè mai dovremmo venire meno a questo dovere?
Personalmente, mi sento una persona privilegiata:  la mia generazione non ha mai vissuto una guerra, ma ciò non deve renderci sterili di cuore o ciechi di fronte ad un orrore che si consuma davanti ai nostri occhi. A mio figlio voglio insegnare l’amore per il prossimo, chiunque esso sia, a qualunque razza appartenga , e questi piccoli gesti possono essere un esempio di generosità e solidarietà all’interno di ogni famiglia.
Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano.
(Madre Teresa di Calcutta)