Pubblicato da WE ARE su Giovedì 6 ottobre 2016

 

Con questa citazione il Presidente della nostra Onlus,  in maniera spontanea, ha espresso il suo stato d’animo risultato delle scioccanti immagini in esposizione in questi giorni nella mostra dedicata, Nome in Codice: Caesar, a quei siriani che spesso anche per futili motivi sono stati costretti a subire la pratica inumana e degradante della tortura. Pratica permessa dal regime di Assad ed ingiustificabile umanamente e socialmente anche sotto gli occhi di chi osserva il lungo arco temporale di questa lunga, complicata e barbara guerra.

La visione delle immagini esposte è un’esperienza a dir poco scioccante per la crudeltà, portata e subita da esseri umani, che queste immagini rendono manifesta al mondo. Come riflette, non senza tristezza, Enrico Vandini; “il dramma sta anche nel fatto che guardandole ti rendi conto che la storia non ci ha davvero insegnato nulla e che la morte delle tante vittime dell’olocausto, dei vari regimi dittatoriali e delle tante guerre del passato, dinanzi a fatti così raccapriccianti, sembrano essere state vane.”

Tutta la mia tristezza è venuta a galla“, continua Enrico, “quando un amico siriano, scorrendo quelle immagini, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto che 3 dei suoi amici sono morti in quel modo. Non ho saputo cosa dire, quella frase è stata forte come un pugno che mi ha colpito in pieno petto e mi ha lasciato senza fiato.

Come si può tollerare tutto questo in silenzio sapendo che questa mostra documenta fatti che si stanno verificando ancora oggi nel silenzio correo e vergognoso della comunità internazionale? Come si può? Cerchiamo di reagire e non lasciamo che anche queste siano morti vane“.

Tanta brutalità non può lasciarci insensibili e, del resto, coloro che operano in WeAreOnlus ne possiedono la certezza.