Testimonianze

  • https://www.change.org/p/onorevole-paolo-gentiloni-ministro-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-onorevo-immediati-aiuti-umanitari-sul-confine-turco-siriano-e-fine-dei-bombardamenti?recruiter=26712266&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

    OGGETTO: Lettera aperta in merito ai rifugiati siriani lungo il confine turco-siriano e dell’area a nord di Aleppo

    Egregi Signori, siamo un gruppo composto da organizzazioni impegnate negli aiuti umanitari verso la popolazione siriana e da singoli individui che si preoccupano del tragico peggioramento della condizione umanitaria in atto lungo il confine tra la Repubblica Araba Siriana e la Turchia. Con la presente intendiamo esprimere la nostra preoccupazione, la nostra protesta e la nostra denuncia, ma sopratutto l’invito all’azione urgente di fronte all’aggravarsi della crisi già preesistente in Siria. L’emergenza di questi giorni interessa in particolar modo la zona a nord di Aleppo, lungo il confine turco-siriano, vicino al posto di frontiera di Bab Al Salam, dove negli ultimi giorni sono affluite decine di migliaia di civili siriani, secondo quanto riportato dai notiziari e dalle testimonianze dei nostri collaboratori in loco.
    Questa nuova ondata è stata causata principalmente dai martellanti bombardamenti delle forze aeree russe, dell’artiglieria e dall’avanzata delle forze leali al presidente siriano Bashar Al Assad in cooperazione con le milizie confessionali sue alleate, sponsorizzate in buona parte dalla Repubblica Islamica di Iran.
    Questo nuovo inasprirsi degli attacchi è contrario allo spirito promosso dalla Risoluzione 2254 delle Nazioni Unite del 19 dicembre 2015, che cercava una soluzione politica al conflitto e prevedeva come primo passo un cessate il fuoco. Il processo di pace messo in moto da tale risoluzione dovrebbe riprendere il 25 febbraio a Ginevra, ma la situazione attuale rischia di comprometterne ogni possibilità di successo.
    L’offensiva allo stesso modo contraria al diritto umanitario internazionale ed alla IV Convenzione di Ginevra inerente la protezione dei civili in tempo di guerra. Stando alle testimonianze ed alle immagini che arrivano dalla Siria, i principali bersagli dei suddetti bombardamenti sono in larghissima maggioranza le aree residenziali, le infrastrutture civili. Non sono state risparmiate neanche le strutture sanitarie e scolastiche. Più dell’ 80% degli attacchi riguardano aree lontane decine di km dai territori sotto il controllo dell’organizzazione terroristica che si definisce “Stato Islamico”.
    Le testimonianze dei civili siriani, in maggioranza donne e bambini, descrivono condizioni disperate, anche a causa delle condizioni climatiche proibitive. Molti sono bloccati nella “terra di nessuno” perché il confine turco, a differenza di quello siriano, rimane chiuso. Nella suddetta zona sono state allestite numerose tende, ma servizi igienici, acqua, cibo e riscaldamenti sono del tutto insufficienti.
    Riteniamo che nessun processo di pace possa essere credibile mentre proseguono gli attacchi e gli assedi a danno dei civili, vi chiediamo quindi di fare tutto quanto in vostro potere per raggiungere questi risultati e di prevenire la nascita di una nuova enorme tendopoli tra Turchia e Siria.

    Di fronte a questa tragica situazione, chiediamo che vi attiviate immediatamente, in virtù e nei limiti dei vostri ruoli istituzionali, in favore di quanto segue:

    • Applicazione immediata delle risoluzioni ONU, a partire dalla 2254, che prevedono la sospensione dei bombardamenti sui civili, la creazione di corridoi umanitari e l’immediato approvvigionamento di beni di prima necessità ai civili ammassati lungo il confine. Questo nell’interesse del processo di pace di cui la stessa Federazione Russa è tra i principali promotori.
    • Apertura urgente del confine turco per consentire il passaggio ai rifugiati, come sollecitato anche dai ministri degli esteri dell’ Unione Europea riuniti ad Amsterdam sabato 6 Febbraio. A tal proposito, ricordiamo che l’UE ha destinato tre miliardi di euro al Governo turco per consentire l’accoglienza dei rifugiati, quattrocento milioni dei quali a carico della Repubblica Italiana.

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  • di Domenico Letiziahttp://www.opinione.it/esteri/2016/02/16/letizia_esteri-16-02.aspx

    16 febbraio 2016 ESTERI
    La Siria è al centro del dibattito politico internazionale. Dati recentissimi riportano percentuali da brivido: l’11.5% della popolazione è stata uccisa o è ferita a causa del conflitto. I dati diffusi dal Syrian Centre for Policy Research parlano di 470mila morti e l’aspettativa di vita è passata da 70 a 55 anni. Vi sono alcune Organizzazioni non Governative che tentano di porre l’attenzione sul conflitto siriano e sulla conseguente catastrofe umanitaria. La Ong “We Are” ha recentemente pubblicato un libro, intitolato “We Are Syria” composto da una serie di immagini raccolte durante le missioni umanitarie della Ong. Il prezioso volume si avvale della prefazione dell’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e della postfazione dello scrittore Shady Hamadi. Intervistiamo Enrico Vandini, presidente di “We Are”, sull’attuale situazione in Siria, su ciò che sta accadendo in Medio Oriente e sui silenzi del mondo occidentale.

    Che lavoro svolge l’organizzazione “We Are” all’interno del contesto siriano?

    L’associazione We Are fin dalla data della sua costituzione ha cercato di raccogliere beni di prima necessità quali viveri, latte in polvere, farmaci, abiti, giocattoli, coperte e materiale didattico da spedire ai siriani confinati nei campi profughi e nelle cittadine siriane sotto assedio che si trovano nelle vicinanze del confine con la Turchia. Abbiamo poi realizzato nella primavera 2014 una sala parto ben attrezzata per permettere alle donne siriane di partorire in un ambiente sicuro, accogliente e sterile oltre che pronto ad affrontare situazioni di emergenza; abbiamo dotato la struttura di una incubatrice che, per fortuna, è stata utilizzata soltanto una o due volte. Con il tempo abbiamo ampliato la sala parto che ad oggi funge anche da ambulatorio ostetrico, ginecologico e pediatrico. Tutto il personale che vi opera è siriano e abbiamo fatto questa scelta per garantire loro un salario mensile che li aiuti a sopravvivere. Abbiamo poi fatto progetti per l’acquisto di generatori di corrente e di ossigeno di cui aveva necessità l’ospedale della città che è stato fortemente danneggiato dai bombardamenti russi il giorno di Natale 2015.

    Alcune organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani hanno dichiarato che 70mila dei 470mila morti sono dovuti a mancanza di cibo, medicine, servizi medici, acqua potabile, mentre la restante è vittima degli scontri a fuoco e dei bombardamenti. Quale è la situazione che avete riscontrato?

    Se vivessimo in un mondo normale questi dati avrebbero riempito le piazze e le sedi delle ambasciate di manifestanti indignati. La situazione, purtroppo, è proprio questa. Mentre tutto il mondo sembra preoccuparsi solo dell’ondata dei profughi, a cui l’Europa riserva un trattamento barbaro a dir poco, in Siria si continua a morire sotto i bombardamenti delle nazioni scese in campo per sostenere Assad per scopi tutt’altro che nobili, mascherandosi dietro l’ipocrita scusa di combattere Isis. Per quanto riguarda la fame dovuta al fatto che alcune cittadine siano state assediate dal regime spero che prima o poi gli organismi internazionali trovino il coraggio di condannare i responsabili di queste atrocità inaudite.

    Gli Stati Uniti accusano la Russia di aver inasprito il conflitto in Siria con il suo sostegno alle forze governative, mentre è in corso il tentativo internazionale di trovare una soluzione alla crisi. Quale “consiglio” potete lanciare alla comunità internazionale occidentale?

    Non sono solo gli Stati Uniti a lanciare questa accusa, anzi, a dire il vero, gli stessi sono stati assai tardivi in questa denuncia. Basta avere un contatto aperto con chi vive in Siria per avere le prove di quanto la Russia ha fatto in questi mesi. Complice del silenzio dell’Unione Europea e dell’Onu ha aiutato Assad a riprendere i territori che aveva perduto bombardando in maniera criminali su mercati, ospedali e civili inermi. Solo ora che questo sterminio è sotto gli occhi di coloro che lo vogliono vedere qualche grande stato sembra svegliarsi di colpo e tutto ciò è avvilente e offensivo per tutti coloro che nel frattempo sono morti in questa coltre di indifferenza.

    Alcuni giudici di Parigi hanno aperto una indagine contro il regime di Bashar al Assad per crimini contro l’umanità commessi tra il 2011 e il 2013. Oggi, a che “gioco” sta giocando Assad e che ruolo ha nel conflitto?

    Ringrazio personalmente i giudici parigini per avere avuto il coraggio di compiere questo atto che considero dovuto. Potrebbe passare alla storia come l’unica denuncia ufficiale contro un mostro che ha ucciso, torturato, costretto all’esilio, una gran parte del suo popolo. Mi meraviglio solo del fatto che incriminazioni di questo genere non siano state mosse da organizzazioni di carattere internazionale. Assad è il primo responsabile di quello che molti hanno definito un genocidio e ad oggi lui incarna il colpevole di tutto ciò agli occhi del popolo siriano. Proprio per questo trovo ridicolo che le trattative di pace parlino di un ruolo di Assad per il futuro della Siria. Posso assicurare che i siriani, a mio parere più che giustamente, non lo accetteranno mai; così come non accetteranno mai diktat da parte russa e iraniana che sono senz’altro complici di questa carneficina.

    “We Are” è tra le sostenitrici ufficiali della campagna “MovingRights4Iran” che, insieme a numerosi Ong come Nessuno tocchi Caino, il Partito Radicale, il Comitato italiano Helsinki per i diritti umani e la Lega Italiana per i diritti dell’uomo, hanno lanciato un “appello di conoscenza” al pubblico sulla incresciosa situazione dei diritti umani e la pena capitale in Iran, in occasione dell’arrivo del presidente iraniano Rouhani in Italia. Come mai tale sostegno e che ruolo ha l’Iran nell’inasprimento del conflitto in Siria?

    Anche su questo la realtà è sotto gli occhi di tutti e solo chi non vuole, per altri interessi evidentemente, può non vederla. Iran e Russia hanno sostenuto Assad militarmente fin dall’inizio per ragioni geopolitiche e strategiche e anche di dominio territoriale e religioso. Il presidente Iraniano ha più volte dichiarato pubblicamente di considerare la Siria come “una provincia iraniana” e che “se fosse caduta Damasco cadrebbe anche Teheran”. Per questo e per il costante disprezzo che l’Iran dimostra nei confronti dei diritti umani nel proprio territorio abbiamo aderito con convinzione alla campagna. Abbiamo poi assistito con sdegno al trattamento riservato in Italia al presidente Iraniano a cui nessuna delle nostre istituzioni, almeno di questo non si è avuta notizia, ha rimproverato tale atteggiamento. Si possono capire gli interessi economici ma, mi consideri pure un assurdo sognatore, credo sinceramente che i diritti umani dovrebbero avere la precedenza su qualsiasi accordo commerciale.

    Il Partito Radicale, insieme alle Ong “Nessuno tocchi Caino” e “Non c’è Pace senza Giustizia” ha intrapreso una vertenza all’Onu sulla transizione verso lo Stato di Diritto attraverso la creazione di meccanismi giuridici e politici transnazionali rispettosi dei diritti universali e affinché emerga e si consolidi nella comunità internazionale un “diritto umano alla conoscenza”. Tale vertenza affonda le radici anche nel mondo mediorientale e in quello musulmano. Conosce tale campagna? Cosa pensa di essa e che consiglio si sente di dare?

    Mi porta in un ambito che preferirei evitare ma non mi nascondo dietro un dito e le risponderò con la massima sincerità. I radicali sono gli unici a battersi per i valori fondamentali e per questo hanno sempre avuto il mio massimo rispetto e la mia stima. Una delle cose che fa più soffrire il popolo siriano dall’inizio della rivoluzione è proprio l’indifferenza alla loro causa da parte dei media italiani e non solo. Mai come durante questo conflitto i mezzi di informazione hanno preferito girarsi dall’altra parte, ignorando la notizia, non approfondendo ma semplicemente facendo un copia e incolla di alcune notizie messe in rete da agenzie di stampa. Pochi e meritevoli di tutto il mio personale rispetto sono stati i giornalisti che hanno cercato di approfondire la questione in modo serio e in prima persona. Spesso però i loro reportage sono stati trasmessi in orari davvero impossibili e questo atteggiamento ha creato una ignoranza inammissibile nei confronti del dramma siriano da parte dei colpevoli che non hanno svolto una seria informazione. Un plauso quindi all’iniziativa anche se la mancanza di conoscenza sul dramma siriano credo che non sia più recuperabile.

    Recentemente avete pubblicato un libro, intitolato “We Are Syria” composto da una serie di immagini raccolte durante le missioni umanitarie della Ong “We Are” in Siria. Cosa si cerca di trasmettere con tale pubblicazione?

    Tale pubblicazione ha lo scopo di far conoscere all’opinione pubblica come vivono i profughi siriani che stiamo sostenendo. Le fotografie contenute nel volume documentano le nostre missioni e spesso mettono in luce le condizioni inaccettabili in cui sono costretti a vivere queste persone. Molti scatti mettono poi in evidenza la grande dignità, l’educazione e il rispetto del popolo siriano verso il quale mi sento in grande colpa come cittadino italiano, europeo e come essere umano. Il ricavato dalla vendita di questo volume servirà a sostenere il personale del nostro ambulatorio ad Azaz che in questi giorni di bombardamenti non ha mai abbandonato la struttura per dare soccorso ai tanti feriti. Spero che qualcuno, nel tempo renda a queste persone l’onore che meritano.

  • Con un pò di “sana follia” il giorno di Natale partiranno Enrico e Diego per andare in Turchia con l’obiettivo di portare aiuti ai profughi siriani che vivono in condizioni precarie.

    Verranno imbarcati 20 kg a testa. Chi volesse approfittare della missione per donare : DATTERI, FRUTTA SECCA, LATTE IN POLVERE E RISO ci può contattare(anche tramite Fb).

    L’occasione sarà anche quella di incontrare i referenti locali e aggiornare le condizioni e le possibilità di collaborazioni.

    Grazie di cuore a tutti e ricordiamo che anche il ricavato della lotteria andrà a finanziare questa missione.

     

  • Cari sostenitori di WE ARE vi presentiamo il 1° container del 2015 nonché il nostro 6° container.

    Il 20 Gennaio scorso meteo non ci ha graziato ma la gioia nel vedere partire tutti questi prodotti ci ha fatto stringere i denti e sopportare il freddo e la pioggia che è un nulla di quello che sopportano quotidianamente i profughi Siriani.

    929 colli tra farmaci, vestiti e sopratutto cibo.

    Grazie davvero a tutti che avete reso questo sogno realtà.

     

     

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  • Piccoli Angeli scesi tra di noi che ti fanno capire quanto è un dono la vita.

    Grazie all’aiuto di tutti nei primi sei mesi di attività della sala parto di WE ARE sono nati 121 bimbi e bimbe.

    Continuate ad aiutarci!!!

     

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  • Mercoledì 5 novembre 2014
    presso la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia (Sala Natali – Via IV Novembre 149, Roma) si è tenuta la tavola rotonda promossa dalla Fondazione Magna Carta intitolata “Medio Oriente instabile: la sfida dell’Europa”.

     

     

    Buongiorno a tutti i partecipanti e un ringraziamento particolare alla Fondazione Magna Carta nella persona del suo presidente per avermi dato la possibilità di trattare un argomento che sembra essere considerato tabù da parte dei media nazionali. Credo che centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi in fuga dal loro paese meritino una attenzione senz’altro maggiore da parte dell’informazione.

    Ho seguito fin dall’inizio la vicenda siriana che mi ha appassionato davvero tanto e dopo tante missioni nei campi profughi, dove ho conosciuto realtà che francamente non immaginavo neppure ho deciso di dare vita insieme a 9 amici con cui ho condiviso questa esperienza, a questa associazione.

    Credetemi quando affermo che per una persona come me, cresciuta con valori quali il rispetto della persona umana, la consapevolezza della follia delle guerre, le immagini dell’olocausto viste e riviste fin dall’adolescenza la visita ai campi profughi sia stata una esperienza che mi ha cambiato profondamente.

    Per quanto la televisione ci abbia in un certo senso assuefatto a qualsiasi immagine dalla guerra del golfo in poi, posso assicurare che vedere famiglie vivere in quelle condizioni a 3 ore di aereo da casa nostra mi ha fatto davvero male. A parte le condizioni di vita in un campo che forse ognuno di voi può immaginare mi ha fatto male percepire chiaramente la delusione del popolo siriano ferito nel profondo dalla indifferenza dimostrata dal mondo occidentale nei loro confronti. Indifferenza che consideravo e continuo a considerare ripugnante.

    All’inizio non riuscivo a capire come potesse succedere tutto questo e mi chiedevo quali interessi e quali potenze potessero influire le sorti di questi giovani che, inizialmente, chiedevano riforme liberali in maniera assolutamente pacifica in perfetta sintonia con le abitudini e il carattere stesso del popolo siriano.

    Non riuscivo a capire il silenzio calato su questa rivolta pacifica e non mi capacitavo neppure sul fatto che un capo di stato potesse comportarsi in modo così cruento verso il suo popolo potendo contare di fatto sull’ appoggio da parte di nazioni potenti e il cui parere è vincolante in istituzioni quali l’Onu.

    Prima di intraprendere una missione in zona di guerra credo che ogni volontario debba cercare di capire bene gli scenari che si troverà di fronte ed è proprio per questa mia convinzione che ho cercato di ricavare il maggior numero di notizie sulla questione siriana anche se non è stato facile. In questa ricerca di notizie mi è stata molto utile la rete e la possibilità di consultare articoli di quotidiani stranieri on line.

    Non mi è stato difficile scoprire che la propensione a rispondere con una violenza inaudita nei confronti di cittadini che manifestano non era una novità per il Presidente Assad, ma, anzi era una propensione ereditata dal padre (10.000 – 40.000 morti ad Ama nel 1982). Così come dal padre ha ereditato i rapporti con il vicino Iran.
    Sin dall’inizio della guerra civile scoppiata in conseguenza del tentativo dell’esercito governativo di sedare i moti di piazza con la forza è parso evidente la posizione Iraniana, anzi l’appoggio di quest’ultima al regime di Assad.

    La contrarietà dell’Iran alla sostituzione di Assad ha motivazioni religiose ma anche politiche visto che il leader iraniano ha affermato in tempi recenti di considerare la Siria come “la 35° regione iraniana” e che se “l’iran perdesse la Siria non sarebbe in grado di mantenere Teheran”. Khamenei, peraltro, ha sempre incoraggiato il fronte della resistenza governativa.

    E’ evidente che sin dall’inizio la teocrazia fondata da Khomeini si sia intromessa nella guerra civile siriana rendendola un terreno di scontro del più ampio conflitto tra sciiti e sunniti senza che questo scontro di fatto fosse alla base della primavera siriana. Assad Jr è stato tenuto al potere dagli Ayatollah di Teheran e anche dai vecchi rapporti con la Russia che ha in Siria il suo unico porto sul mare mediterraneo. Come già asserito la caduta di Assad, appartenente alla setta sciita degli alawiti significherebbe un isolamento inaccettabile per gli Ayatollah iraniani.

    Risulta chiaro a qualsiasi osservatore di questa guerra civile che Assad da solo, a capo di una nazione stremata e impoverita dal conflitto non potrebbe continuare a resistere senza aiuti esterni sia economici che militari. Non è difficile scoprire che per la repressione Assad abbia fatto e faccia tuttora affidamento sugli SHABIBA , le milizie alawite supportate da Hezbollah e dalla guardia rivoluzionaria Iraniana.

    Voci, solo voci, che credo essere degne di considerazione stimano che il governo iraniano stia sostenendo il regime siriano con prestiti di 500 milioni di $ al mese per cui risulta evidente l’interesse di Teheran al fatto che Assad rimanga al potere come vincitore del conflitto in essere evidentemente nella speranza che questi soldi vengono restituiti o di potere partecipare alla ricostruzione del paese.

    Abbiamo parlato e abbiamo visto come nazioni quali la Russia, la Cina e l’Iran si siano posti di fronte alla tragedia siriana e voglio dire con molta chiarezza che questo loro atteggiamento mi indigna nel profondo ma non mi stupisce affatto. La considerazione dei diritti umani da parte dei governi degli stati sopracitati è nota da troppo tempo per provocarmi meraviglia.
    Mi ha stupido e mi ha sdegnato l’atteggiamento dell’amministrazione USA che dopo avere parlato di una linea rossa invalicabile rappresentata dall’uso delle armi chimiche da parte del regime è poi rimasta inerme quando questa linea rossa è stata bellamente superata.

    Continua a stupirmi e ad indignarmi l’atteggiamento dell’Europa che con la propria legislazione costringe i profughi siriani a rischiare la vita per raggiungere nazioni che hanno promesso loro condizioni di vita accettabili e la concessione dell’asilo politico. Non posso accettare che le stesse persone per migliaia di chilometri siano considerate clandestine e fuorilegge e solo una volta raggiunta la destinazione finale vengano riconosciuti in fuga da una guerra e aventi diritto di asilo politico. Allo stesso modo non posso accettare il fatto che per aiutare queste persone non siano stati aperti corridoi umanitari.

    Ho visto di persona come i profughi siriani dalla Sicilia si mettano in viaggio verso il nord Europa, ho cercato collaborazione con un comune siciliano per potere operare con lo scopo di offrire ai profughi un aiuto che considero dovuto e mi sono trovato di fronte ad un atteggiamento di indifferenza a cui mi è impossibile rassegnarmi

    Sono convinto, e in questa convinzione so di non essere solo che l’atteggiamento fino a qui dimostrato nei confronti della situazione siriana e dei profughi in fuga sia da rivedere profondamente e voglio invitare chi ha la possibilità di farlo di attivarsi da subito.

    E’ senz’altro tardi ma, come disse qualcuno, non è mai troppo tardi.

    Enrico Vandini

     

     

    LINK UTILE: http://magna-carta.it/

  • Per tutti questi mesi mi hanno chiamata “folle”.

    Ero l’irresponsabile.

    Hanno discusso di me la prudenza e il buon senso.

    “Sei pazza” – dicevano.

    Per tutti questi mesi ho pensato avessero ragione loro.

    Erano quasi riusciti a convincermi, sì.

    Convincermi d’esser stata folle, irresponsabile ed avventata.

    Ho pensato fino ad oggi che avessero ragione loro.

    Non si tratta di ragione. Si tratta di cuore.

    Ti ho dato la vita in un luogo di morte.

    Alla luce in un tempo buio.

    Ti ho messo al mondo in un territorio di guerra.

    Sei nato in Syria, oggi, 9 settembre 2014.

    In questo Paese che ha messo al mondo anche me.

    In questo Paese che non sa più cosa sia la pace.

    In questo Paese che non conosce la compassione.

    Sei nato senza un padre, perché tuo padre ha scelto la guerra.

    Sei nato orfano perché la guerra se l’è preso.

    Ho pensato che avessero ragione loro.

    Ma non si tratta di ragione, si tratta di cuore.

    Ora, che finalmente ti stringo tra le mie braccia so che

    la ragione può lasciare il passo all’amore,

    la morte alla vita, il buio alla luce.

    Sei nato in Syria, oggi, 9 settembre 2014 e sei la mia scheggia di pace.

    Valentina Preti

    (testo presentato al Giardino delle Duchesse di Ferrara nell’ambito della rassegna ‘Schegge di pace’ organizzata dalla Proloco. L’autrice fa parte dell’associazione culturale ‘Pennuti e contenti’, vedi blog)

  • “Siria Chiama Siria”, tre giorni per capire: testimonianze, film, incontri. Una tre giorni in cui parlare del dramma siriano stretto tra l’islamismo radicale dell’Is che in quel territorio ha proclamato il suo califfato islamico e la sete di potere di Al Assad. Nel mezzo la realtà quotidiana di donne, bambini e uomini che sono costretti a fuggire dalla loro terra, dalle loro famiglie, in fuga per l’Europa dove vengono ricevuti per lo più in maniera ostile.

    Un momento di riflessione e conoscenza lontani dalla realtà preconfezionata di telegiornali e quotidiani, su un dramma che ci riguarda tutti.

    Il programma della tre giorni:

    24 ottobre 2014

    ore 20.30 incontro con il regista Alessio Cremonini

    ore 21.15 proiezione del film BORDER

    proiezione in DVD riservata ai soci

    Ingresso libero

    25 ottobre 2014

    ore 19.00 incontro con Enrico Vandini
    presidente di We Are Onlus

    ore 21.15 proiezione del film EAU D’ARGENT (Acqua d’argento)
    di Usama Mohammed e Wiham Badrakan
    docu-pic presentato al Festival di cannes 2014

    proiezione in lingua originale con sottotioli in francese

    proiezione in DVD riservata ai soci

    Ingresso libero

    26 ottobre 2014

    ore 16.00 incontro con l’Ass. Siria Libera e Democratica

    intervengono: Feisal Al Mohammed, Sami Haddad, Abdul Ghani Ahmad

    raccolta cibo e vestiario per i profughi siriani in collaborazione con We Are Onlus.

    Ingresso libero
    GAIAITALIATEATROFEST

     

  • Con immensa gioia, dopo tanto lavoro, possiamo annunciarvi che il tir alimentare con 21 tonnellate di cibo è stato scaricato ed è in territorio siriano. Oggi 12 Agosto è una bellissima giornata per tutta We Are.
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    Grazie alla collaborazione con la onlus Rock no War e al trasporto gratuito effettuato dall’agenzia WPF NU, il costo complessivo é stato di 317$ per le persone che hanno scaricato e i camion per portare il cibo in magazzino.
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    Grazie all’organizzazione del nostro collaboratore Zakarya e con il supporto della Mezzaluna Rossa il cibo è stato distribuito nelle città. 
    In 3 giorni è stato organizzato lo scarico e il deposito, fatto pacchi alimentari e iniziata la distribuzione. Molti di voi non sanno le traversie passate per far arrivare tutto questo cibo, ogni giorno un contrattempo, ogni giorno un problema nuovo, ogni giorno soluzioni diverse da trovare.
    È stato impossibile organizzare la discesa dello staff WE ARE, a meno che di spendere fino a 600€ per un biglietto aereo, si perché i biglietti aerei ad agosto costano tantissimo anche se si va in missione umanitaria.
    Abbiamo deciso a malincuore di stare a casa per ora e di farlo distribuire dall’efficiente Mezzaluna Rossa, perché le persone hanno fame, non possono aspettare un video o una foto con i nostri volti. Scenderemo appena potremo e i costi saranno nel frattempo diminuiti considerevolmente.
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  • Siamo stati selezionati e inseriti nelle liste delle onlus che potranno ricevere farmaci da poter, nel nostro caso, inviare negli ospedali in Siria.

    Il progetto FARMACO AMICO è una bellissima iniziativa organizzata dalla Fondazione ANT Italia ONLUS in collaborazione con HERA che sta vicino ai malati di Tumore meno abbienti e che oggi si allarga alle varie onlus con diversi fini ma sempre rivolte a chi non ha la possibilità di avere il sostegno sanitario adeguato.

    I medicinali raccolti nell’ambito del Progetto Farmaco Amico potranno essere depositati dai cittadini in appositi contenitori messi a disposizione da Hera, presso un primo gruppo di farmacie di Bologna che hanno aderito all’iniziativa. Il progetto, una volta avviatosi, prevederà il coinvolgimento di ulteriori farmacie, in grado di coprire capillarmente tutto il territorio del Comune di Bologna. Sarà ANT, attraverso gli operatori del proprio Servizio Famiglia, a raccogliere e selezionare i farmaci (secondo le indicazioni e modalità previste dalla normativa AIFA e sulla base delle segnalazioni di farmacovigilanza inviate dall’Azienda Usl di Bologna), ed infine disporne l’utilizzo a favore dei propri assistiti e di altre realtà del no profit.

    Per poter essere inseriti nel circuito di riutilizzo, i farmaci dovranno possedere dei precisi requisiti, tra i quali una validità residua di almeno 6 mesi e le confezioni in un ottimo stato di conservazione, con lotto e scadenza perfettamente leggibili. Saranno invece esclusi i medicinali che richiedono particolari precauzioni per la loro conservazione, come la catena del freddo, quelli di solo impiego ospedaliero, gli eventuali farmaci stupefacenti e quelli con la stampigliatura “campione omaggio”.

    Hera, oltre a mettere a disposizione i contenitori, garantirà anche il servizio di ritiro presso ANT dei farmaci recuperati ma non utilizzabili e quindi destinati allo smaltimento come rifiuto. Sosterrà inoltre i costi relativi all’attivazione e monitoraggio del progetto, nonché la campagna informativa. L’Ordine dei Farmacisti di Bologna ha aderito al progetto fornendo il proprio impegno per promuovere l’iniziativa e affiancare la Fondazione ANT per la selezione dei farmaci recuperati.  Coordinamento, monitoraggio e supervisione sono affidati a Last Minute Market, società che ha creato un modello per il recupero dei generi alimentari e ha poi esteso i propri servizi anche ad altre categorie di beni, quali, appunto, i prodotti parafarmaceutici e i medicinali e che da un paio di anni, con Hera, recupera il cibo delle mense dell’azienda.

    Farmaco Amico si inserisce pienamente in un’esperienza concreta di responsabilità sociale, costruita sui valori della Solidarietà e della Sussidiarietà, e pienamente condivisa a livello territoriale. Le risorse che vengono riutilizzate sul territorio provengono, infatti, dal territorio stesso, creando quindi un circuito virtuoso. Sotto il profilo strettamente economico, il progetto sviluppato permette inoltre di recuperare risorse non solamente a beneficio di enti no profit, ma anche del sistema sanitario regionale e, più in generale, della collettività nel suo insieme.

    Spargete la voce e controllate se la vostra farmacia sotto casa aderisce.

    farmaco amico

     

    Scarica Elenco delle farmacie aderenti e presso le quali è posizionato il contenitore

    INDICAZIONI PER IL CORRETTO CONFERIMENTO DI FARMACI ANCORA UTILIZZABILI